Dimensioni: 27,3 x 24 cm (dimensioni di ciascuna opera)
sul retro di ogni opera è presente un timbro con la descrizione, la data scritta a mano e la firma: 'ALINA SZAPOCZNIKOW | "Fotoscultura" - 1971 | N. 457, p. 188 secondo Jola Gola, Catalogo delle sculture | di Alina Szapocznikow, Cracovia 2001 | Serie di 20 fotografie: [N. _/10 - barrato] | Fotografia n. 01/20 [numeri progressivi sulle restanti opere] | Autenticità dell’opera confermata dall’unico erede | Piotr STANISŁAWSKI (Parigi) | Parigi, il 17 aprile 2004 [scritto a mano] | Prova A [scritto a mano] | Firma: | Piotr Stanisławski | [sigla]'
Esposto
«Instant et Chose», Galleria Aurora, Ginevra, 7-30 ottobre 1971
«Alina Szapocznikow. Fotosculture 1971», Galleria Foto Medium Art, Breslavia, 6-26 giugno 1978
«Alina Szapocznikow. Fotosculture 1971», Salone dei Critici BWA, Lublino, giugno 1978
Annette Messager, Alina Szapocznikow, Christian Boltański, Jerzy Olek, Zdzisław Jurkiewicz, Galleria Foto Medium Art, Breslavia, aprile 1979
Alina Szapocznikow 1926-1973, Galleria d’Arte Contemporanea Zachęta, Varsavia, 18 maggio – 5 luglio 1998
Alina Szapocznikow 1926-1973, Museo d’Arte, Łódź, 9 gennaio-21 febbraio 1999
«Alina Szapocznikow. Fermare la vita. Disegni e sculture», Galleria IRSA Fine Art, Varsavia, 14 maggio-31 luglio 2004
Documenta 12, Museum Fridericianum, Kassel, 16 giugno-23 settembre 2007
«Photographies. Nuove acquisizioni 2003-2007», Centre Pompidou, Parigi, 7 novembre 2007 – 7 gennaio 2008
Alina Szapocznikow, Broadway 1602, New York, 18 novembre 2007 – 5 gennaio 2008
«On Time. East Wing Collection VIII», Courtauld Institute of Art, Londra, 26 gennaio 2008 – 26 giugno 2009
«The Photographic Object», The Photographers Gallery, Londra, 23 aprile – 13 giugno 2009
«elles@centrepompidou. Artistes femmes dans les collections du Musée National d'Art Moderne Centre de Création Industrielle», Centre Pompidou, Parigi, 27 maggio 2009 – 21 febbraio 2011
«Out of My Mouth. The Photosculptures of Alina Szapocznikow», Henry Moore Institute, Leeds, 3 giugno-29 agosto 2010
«The Original Copy. Photography of Sculpture 1839 to Today», Museum of Modern Art, New York, 1 agosto – 1 novembre 2010
«FotoSkulptur. Die Fotografie der Skulptur 1839 bis heute», Kunsthaus Zürich, Zurigo, 21.02-13.05.2011
«Alina Szapocznikow. Sculpture Undone 1955-1972», WIELS Contemporary Art Centre, Bruxelles, 10 settembre 2011 – 8 gennaio 2012
«Elles. Women Artists in the collection of the Centre Pompidou», Seattle Art Museum, Seattle, 9 ottobre 2012 – 13 gennaio 2013
«Alina Szapocznikow. Body Traces», Tel Aviv Museum of Art, Tel Aviv, 7 febbraio – 31 maggio 2014
«Bittersüße Transformation», Kunsthaus Graz, Graz, 26 maggio – 28 agosto 2016
«The Pencil of Culture. 10 anni di acquisizioni fotografiche al Centre Pompidou», Galeries Nationales du Grand Palais, Parigi, 9-13 novembre 2016
«Le Spectre du Surréalisme», Les Rencontres d'Arles, Arles, 3 luglio-24 settembre 2017
Mostra permanente della collezione d’arte contemporanea, Centre Pompidou, Parigi, 2018-2019
«Alina Szapocznikow. Human Landscapes», Staatliche Kunsthalle, Baden-Baden, 21 luglio-7 ottobre 2018
«Alina Szapocznikow, 1962-1972. To Exalt the Ephemeral», Hauser & Wirth, Londra, 7 febbraio – 14 agosto 2020
«Le pli du ventre cosmique», Bétonsalon - Centre for Art and Research, Parigi, 16 settembre-27 novembre 2021
«Plastic World», Schirn Kunsthalle, Francoforte sul Meno, 22 giugno – 1 ottobre 2023
«La bellezza brucia», Objekt Gallery, Varsavia, 1 ottobre – 28 novembre 2025
Bibliografia
Ryszard Łubowicz, I due volti della fotografia, «Wieczór Wrocławia», n. 106, 1979, p. 3
Andrzej Baranowski, La realtà creata dalla fotografia, «Gazeta Robotnicza», n. 115, 1979, p. 5
Ryszard Łubowicz, «Fot-Art» e «Foto-Medium», «Sigma», n. 8-9, 1978/1979, p. 28
Iwona Szmelter, Il fenomeno dell’arte contemporanea e la conservazione, «Bollettino informativo dei conservatori di opere d’arte», n. 2, 1997, p. 16
Jola Gola, A proposito della scultura. Alcune riflessioni dedicate ad Alina Szapocznikow, «Bollettino informativo dei restauratori di opere d’arte», n. 2, 1997, p. 130
Jola Gola, A margine di una certa mostra, «Rzeźba Polska», vol. VI (1992-1993), 1997, pp. 15-16
Urszula Czartoryska, «Trasgressione. Sul messaggio dell’opera di Alina Szapocznikow», «Twórczość», n. 10, 1998, p. 78
Alina Szapocznikow. Fermare la vita. Disegni e sculture, catalogo della mostra, Galleria IRSA Fine Art, a cura di Józef Grabski, Cracovia-Varsavia 2004, pp. 283-291 (ill.), 337
Documenta 12, catalogo della mostra, a cura di Isabella Marte, Kassel 2007, pp. 90-91 (ill.), 282-283 (indice)
Alina Szapocznikow, Fotosculture, «Piktogram», n. 8, 2007, pp. 96-109 (ill.)
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Jan Verwoert, Mouth to Mouth, «Frieze», n. 129, 2010, p. 113 (fig.)
Alina Szapocznikow. Awkward Objects, a cura di Agata Jakubowska, Varsavia 2011, pp. 35, 121, 152 (fig.), 283 (indice)
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Alina Szapocznikow. Body Traces, catalogo della mostra, Tel Aviv Museum of Art, a cura di Ahuva Israel, Tel Aviv 2014, pp. 86-91, copertina (ill.) 117, 136, 141-142, 144 (citato), 110 (indice)
Marek Beylin, Ferwor. La vita di Alina Szapocznikow, Cracovia-Varsavia 2015, pp. 229-231 (ill.)
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Bittersüße Transformation. Alina Szapocznikow, Kateřina Vincourová e Camille Henrot, catalogo della mostra, Kunsthaus Graz, a cura di Katrin Bucher, Graz 2016, pp. 12-13, 21, 24-25 (ill.), 18, 30, 40, 54, 62 (citato), 69 (indice)
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Piotr Policht, Le 10 opere più importanti di Alina Szapocznikow, «Culture.pl», 8 maggio 2026 (ill.), online: https://culture.pl/pl/artykul/10-najwazniejszych-dziel-aliny-szapocznikow [consultato il 28.09.2026]
Biografia
Alina Szapocznikow nacque il 16 maggio 1926 a Kalisz. Proveniva da una famiglia di medici ebrei. Durante la guerra visse nel ghetto di Pabianice, per poi essere imprigionata nei campi di concentramento tedeschi di Auschwitz-Birkenau, Bergen-Belsen e Theresienstadt. Dopo la liberazione, nonostante sua madre fosse tornata a Łódź, Szapocznikow decise di stabilirsi a Praga. Lì intraprese la formazione artistica nell’atelier dello scultore Otokar Velimski, per poi iniziare gli studi presso l’Accademia di Belle Arti e Design. Grazie a una borsa di studio, Szapocznikow studiò per quattro anni all’École nationale supérieure des beaux-arts di Parigi. Una grave malattia la costrinse tuttavia a interrompere gli studi. Nel 1951 l’artista tornò in Polonia e si stabilì definitivamente a Varsavia, dove aveva un atelier. Inizialmente realizzava sculture nello stile del realismo socialista allora in voga; si trattava principalmente di progetti e realizzazioni monumentali. Dopo il cosiddetto «disgelo» a metà degli anni ’50, poté finalmente mostrare ciò che la affascinava: la forma e la materia. In quel periodo nacquero sculture che segnarono le successive fasi della sua produzione artistica. Figure femminili: «Il primo amore», «L’età difficile»; forme organiche: «La rampicante», «Bellissima»; masse di materia tese su impalcature d’acciaio, che sembrano sfidare la legge di gravità: «Maria Maddalena», «Il buffone». Nel 1963 lasciò il Paese e si stabilì definitivamente a Parigi. Nel suo studio di Malakoff sperimentò nuovi materiali: il poliestere e il poliuretano. Realizzava principalmente composizioni spaziali utilizzando calchi del proprio corpo e di persone a lei care. Verso la fine della sua vita, alcuni dei suoi progetti assunsero un carattere concettuale. Morì dieci anni dopo, nel sanatorio Praz-Coutant a Passy, dopo una lunga lotta contro il cancro. Si può ritenere determinante per l’interpretazione dell’arte di Szapocznikow la messa in evidenza delle tensioni e dei contrasti esistenti tra bellezza e bruttezza, gioia e tristezza, energia interiore e disgregazione, vitalità e malanni del corpo. Questo punto di partenza deriva dall’osservazione delle sue opere attraverso il prisma di una biografia che ha subito una sorta di processo di mitizzazione. Sulla base di testi scritti dal punto di vista dei ricordi, è emersa un’immagine coerente di Szapocznikow: una donna piena di vita, duramente provata dal destino, morta prematuramente e bellissima. La sua serenità, la sua bellezza, l’energia che traspariva dal suo modo di essere e di creare, contrapposte alle dure esperienze: la permanenza nel ghetto e nei campi di concentramento, la tubercolosi superata, l’impossibilità di avere figli e la malattia tumorale, sembrano gettare un’ombra sull’intera sua eredità artistica e costituire una delle principali chiavi di lettura.





