56 x 45 cm - olio su tela
firmato in basso a destra: Adam Marczyński
Il dipinto "Paesaggio industriale", presentato alla mostra, è stato realizzato subito dopo il periodo di studi dell'artista all'Accademia di Belle Arti di Cracovia, durante il quale era vagamente legato all'ambiente d'avanguardia e politicamente impegnato del Gruppo di Cracovia. Questa rappresentazione onirica e cupa di una città industriale racchiude in sé un elemento di sensibilità sociale caratteristico dei membri del Gruppo: Marczyński vi ritrae infatti una scena della vita della classe operaia, che negli anni ’30 subì duramente le conseguenze della crisi economica in Polonia. L’artista affronta il tema in modo personale e originale: lo dipinge in grande formato, fa riferimento al postimpressionismo, utilizza forme semplificate e sintetiche e cerca di suscitare emozioni attraverso i colori e la texture del quadro. (https://nigdywiecej.artmuseum.pl/pl/artysta/adam-marczynski)
L’opera è stata esposta, citata e riprodotta, tra l’altro, in: Opera esposta:
– Mai più. L’arte contro la guerra e il fascismo nel XX e XXI secolo, Museo d’Arte Moderna di Varsavia, Varsavia, 30 agosto – 17 novembre 2019.
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Adam Marczyński (Cracovia 1908 – Cracovia 1985) studiò pittura all’Accademia di Belle Arti di Cracovia negli anni 1930-1936 sotto la guida dei professori Władysław Jarocki e Stanisław Pieńkowski. Si laureò nel 1936. Durante gli studi compì un viaggio in Francia e in Spagna (1930), mentre dopo la laurea si recò nuovamente in Francia (1936). Negli anni 1933-1934 fece parte del «Gruppo di Cracovia» (il cosiddetto «primo»), con il quale espose in due occasioni. Realizzò inoltre scenografie per il teatro «Cricot». Trascorse i primi anni della Seconda guerra mondiale a Leopoli. Tornò a Cracovia nel 1941. Dopo la guerra intraprese l’attività didattica presso l’Accademia di Belle Arti (dal 1945, professore dal 1951, decano della Facoltà di Pittura dal 1970 al 1972, in pensione dal 1979). Contemporaneamente, si riavvicinò alla cerchia di artisti riuniti attorno a Tadeusz Kantor e Maria Jarema, i quali nel 1957 fondarono la cosiddetta seconda «Gruppo di Cracovia». Marczyński ne rimase membro ed espose con loro fino alla fine dei suoi giorni. Si dedicò alla pittura, al disegno, alla scenografia, alla grafica d’arte e all’illustrazione libraria. Realizzò anche policromie nelle chiese. Negli anni ’50 realizzò composizioni pittoriche di stampo cubista dai colori chiari, che suggerivano né paesaggi né vedute di mondi sottomarini, caratterizzate da un’atmosfera poetica e surreale che richiamava alla mente l’arte di Paul Klee e Joan Miró. I suoi disegni di quel periodo, tracciati con tratto delicato, erano in sintonia con l’espressività delle opere pittoriche. A partire dal 1960 circa realizzò una serie di oggetti intitolata *Konkrety*, che richiamava la pittura della materia, in cui utilizzava come materiale lastre di compensato o impiallacciatura, carta catramata e, più raramente, lamiera, sottoposti inoltre a vari trattamenti, quali la bruciatura, la distruzione della superficie, ecc. A partire dalla metà degli anni ’60 realizzò oggetti con elementi variabili — costruiti con “scatole” disposte a piacere e dotate di coperchi ribaltabili. Le diverse configurazioni della loro inclinazione determinavano ritmi mutevoli dell’insieme della composizione. L’artista espose in numerose occasioni, tra cui all’Esposizione Olimpica di Londra del 1948 (menzione d’onore e diploma), alla Biennale d’Arte di Venezia del 1956, alla II e III Mostra d’Arte Moderna di Varsavia del 1957 e del 1959, alla II Biennale Internazionale di Grafica di Lubiana del 1957 (premio d’onore), alla Biennale d’Arte di San Paolo del 1959 e alla Documenta di Kassel del 1959, ai Simposi «Złote Grono» a Zielona Góra nel 1963 e nel 1965, alla I Biennale delle Forme Spaziali a Elbląg nel 1965.