bronzo patinato, base in metallo (bronzo), 63 x 12 x 7 cm, 2/2, firmato sulla base
Nato nel 1976 a Varsavia, è scultore, designer e autore di opere d’arte per lo spazio pubblico. Si è diplomato al Liceo Statale di Belle Arti di Kielce e successivamente si è laureato all’Accademia di Belle Arti di Varsavia. Ha conseguito la laurea nel 2001 presso lo Studio di Scultura del prof. Adam Myjak, ottenendo una menzione d’onore del rettore. Successivamente ha proseguito la sua attività scientifica e artistica come dottorando presso la Facoltà di Grafica dell’Accademia di Belle Arti di Varsavia.
La produzione artistica di Mateusz Łagowski si concentra sulla scultura, sulla progettazione di forme spaziali e su attività che uniscono l’arte all’artigianato e alla tecnologia esecutiva. Nel suo lavoro utilizza diversi materiali e tecniche, realizzando sia opere scultoree d’autore, sia forme d’uso quotidiano e decorative, nonché progetti per interni e spazi pubblici. La sua pratica comprende la progettazione, la modellazione e la realizzazione di oggetti artistici e applicativi. Si presenta al pubblico anche come artista che contribuisce alla creazione di soluzioni per programmi di arredamento e televisivi.
Le mostre nazionali e internazionali occupano un posto di rilievo nel percorso artistico di Mateusz Łagowski. Tra le più importanti presentazioni delle sue opere figurano le mostre al Centro della Scultura Polacca di Orońsko, alla Galleria Generali di Varsavia, alla BWA di Kielce, alla Królikarnia di Varsavia, alla Chiesa delle Comunità Creative di Varsavia, alla Galleria Studio di Varsavia, nonché la partecipazione alla Triennale Internazionale di Scultura «Sensitivity» a Poznań e al DAP di Varsavia. Le sue opere sono state esposte anche all’estero, tra l’altro in Slovacchia, a Losanna, a Sydney, a Berlino e ad Amsterdam. L’artista ha inoltre partecipato a simposi di scultura, tra cui “Wiatr” e “Cztery żywioły – Ptaki”, a Lučenec (Keramik), in Slovacchia
Per la sua attività creativa è stato insignito, tra l’altro, dell’Alloro d’Argento del Comitato Olimpico Polacco per la scultura «Ciężary», premiata come opera d’eccellenza a tema sportivo. Ha ricevuto inoltre un riconoscimento per il progetto del monumento «Angelo Custode della Nazione Polacca» a Varsavia. La notizia dell’assegnazione del Alloro d’Argento trova conferma anche in una pubblicazione del Comitato Olimpico Polacco.
Un’altra importante area di attività di Mateusz Łagowski è rappresentata dalle realizzazioni nello spazio pubblico. Tra le opere citate figurano, tra le altre: «Proverbi polacchi» a Izabelin, «Piazza dei Quattro Poeti» a Radzymin e le realizzazioni legate al progetto «I quattro elementi» a Mrągowo. Questa attività coniuga l’espressione scultorea d’autore con il lavoro su una forma duratura che si inserisce nel panorama urbano e sociale aperto.
Parallelamente, Mateusz Łagowski sviluppa la propria attività al crocevia tra arte, design e realizzazione artistica, affermandosi come autore in grado di coniugare competenze artistiche con una conoscenza pratica dei processi realizzativi. Grazie a ciò, la sua attività spazia dalla scultura classica a progetti individuali, espositivi e d’uso quotidiano, realizzati per clienti privati, istituzionali e commerciali.
Motto
Nella mia produzione artistica mi interessa la scultura come forma che, più che rappresentare la realtà, la interpreta. Il mio punto di partenza sono concetti, esperienze e osservazioni concrete che, nel corso del processo creativo, vengono ridotte a segno, volume, tensione e relazioni spaziali.
Non cerco la letteralità. Mi interessa piuttosto il momento in cui la forma inizia a funzionare su più livelli contemporaneamente: rimane un oggetto autonomo, ma suscita anche associazioni e permette allo spettatore di instaurare con essa una relazione individuale. Per questo le mie sculture non sono illustrazioni dei temi contenuti nei titoli. Il titolo è piuttosto un orientamento, un punto di riferimento, a volte uno stimolo per interpretare l’opera.
Mi sta a cuore la tensione tra la forma organica e l’ordine sintetico, quasi geometrico. Spesso ricorro a fratture, aperture, intagli o vuoti, poiché consentono di rompere l’ovvietà del solido e di conferirgli una dinamica interna. Mi interessa anche il rapporto tra il peso del materiale e l’impressione di movimento o leggerezza che la forma stessa può suscitare.
Il materiale ha per me un significato non solo tecnico, ma soprattutto plastico. La sua superficie, la sua texture, il modo in cui è lavorato e le tracce del processo contribuiscono a definire il carattere dell’oggetto tanto quanto la sua forma. Non cerco di neutralizzare la materia; al contrario, voglio che mantenga la propria presenza e contribuisca a creare il senso dell’opera.
Le mie sculture si collocano al confine tra astrazione e segno. Non mi interessa sottometterle a un unico stile né inserirle in uno schema prestabilito. Per me è più importante la coerenza nello sviluppo di un proprio linguaggio formale – un linguaggio che permetta di unire la semplicità alla tensione, la materialità all’idea e la leggibilità della composizione alla possibilità di diverse interpretazioni.
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