Antonio Molinari (1655-1704), Ritrovamento di Mosè
Figlio del pittore Giovanni Molinari, Antonio Molinari apprese dal noto rappresentante del tenebrismo Antonio Zanchi (1631-1722). Nel Collegio dei pittori di Venezia ricoprì nel 1682 la carica di consigliere e nel 1699 quella di sindaco. Nel 1771 Anton Maria Zanetti lo definì "genio vigoroso ed originale" (Della Pittura Veneziana, Venezia 1771, libro V, p. 407: "Genio vigoroso ed originale"). Il celebre Giovanni Battista Piazzetta (1682-1754) fu allievo di Molinari e fu influenzato dal suo stile tenebrista. La luce in questo dipinto enfatizza soprattutto la pelle chiara dei personaggi principali. Il realismo enfatizzato del suo maestro Zanchi ha lasciato il posto a una composizione armonicamente ritmica delle figure, che è anche piena di intensità psicologica. La descrizione si concentra sulla consegna della cesta con Mosè alla figlia della serva del Faraone. La donna guarda il bambino con preoccupazione e si china in avanti per raggiungere la cesta. Il piccolo allunga le braccia e scalcia i piedi. Il suo corpo è evidenziato da un tessuto bianco che risplende tra i toni tenui degli abiti femminili, che insieme formano un'armonia cromatica. Un ragazzo sorpreso entra in scena da destra. Secondo Dario Succi, si tratta di un'opera matura, databile all'ultimo decennio del XVII secolo. È un'importante testimonianza dello sviluppo dello stile di Molinari nella fase di transizione del barocco veneziano dal Seicento al Settecento. Perizia di Dario Succi.
124 x 173,5 cm
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