olio, cartoncino, cartone, 34,5 × 44 cm
firmato a sinistra: "Eug. Zak".
Esposto:
- "Eugeniusz Zak (1884-1926). Mostra monografica, 18.12.2003-29.02.2004", Museo Nazionale di Varsavia.
Riprodotto:
- B. Brus-Malinowska, "Eugeniusz Zak 1884-1926", Varsavia 2004, voce 70, p. 102
"È difficile esprimere a parole la bellezza sognante, il delicato fascino poetico di questi dipinti. Siamo testimoni di un idillio arcadico, di un dolce far niente e di una siesta in una terra che non è sulla carta geografica, tra fiori e alberi non conosciuti nei libri di botanica. Tra colline dalle linee carezzevoli e melodiose, su acque specchiate, semicerchi che tagliano la terra, essi riposano in posture distratte e pigre (...)".
M. Wallis, Eugeniusz Zak, "Przegląd Współczesny" 1927, z. X-XI
"Sono sempre stato attratto dall'organicità e dalla morbidezza della linea e della forma, al tempo stesso dall'architettonica decisiva della disposizione (...) per dare un solido, per definirlo formalmente e racchiuderlo, e al tempo stesso per collocarlo in un'atmosfera, per diffondere su di esso la più ricca possibile gamma sfuggente di toni, per circondarlo con una melodia ritmica di luce e ombra, che è al tempo stesso un valore cromatico". La costruzione del colore - e non per contrasti, ma per ricchezza di toni - un mondo irreale di visione del colore".
S. Zahorska, Ultima intervista [con Zak], "Belle Arti" 1925/1926, n. 12, pp. 502-503
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