Olio, tela doppiata su cera; 130 x 103 cm;
Firmato, datato e iscritto a sinistra: S. Chlebowski / 1862. Paris r;
Iscrizione sul retro: Stanisław Chlebowski / 1802 (sic! - errore di conservazione) a Parigi;
sotto l'iscrizione: SICUT ET NOS DIMITTIMUS DEBITORIBUS NOSTRIS ["E rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori" - frammento del Padre Nostro];
Dipinto dopo la conservazione.
La scena raffigura una leggenda riguardante Wit Stwosz che, secondo lo scrittore Władysław Wędrychowski, sarebbe fuggito da Norimberga perché i cittadini invidiosi di quella città gli avevano cavato gli occhi. Questa tesi è stata sostenuta anche da Jan Matejko, che nel 1865 ha dipinto il seguente quadro
dipinto intitolato "Wit Stwosz con la nipote" (Museo Nazionale di Varsavia) nel 1865.
Il dipinto raffigura un Wit Stwosz cieco che perdona il suo aguzzino per il male che gli ha fatto, a cui allude la citazione del Padre Nostro.
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