Dimensioni: 73 x 92 cm
Firma: sul retro il timbro della Galleria Lokal_30
Provenienza
Danzica, collezione privata (dal 2016). Galleria lokal_30.
Esposto
Varsavia, Galleria lokal_30, Filip Berendt. Ewa Juszkiewicz, Katya Shadkovska. Sindrome di Gauguin, 23.09-19.11.2016 Bielsko-Biala, Bielska Galeria BWA, Ewa Juszkiewicz. Tentazioni d'autunno, 04.09-11.10.2015.
Riprodotto
Rayzacher A. [a cura di], Ewa Juszkiewicz. Upadek kusi [catalogo della mostra], Bielska Galeria BWA, Bielsko-Biała 2015, pp. 48, 98, 100.
La serie di opere a cui appartiene il dipinto presentato "Senza titolo (secondo Paul Klee)" del 2015 costituisce un tema importante, anche se non il principale, del lavoro di Ewa Juszkiewicz. In esso, l'artista riflette sullo stato delle opere perdute - perse a causa di guerre, saccheggi o violenze ideologiche. Il punto di partenza sono le riproduzioni d'archivio, spesso frammentarie, che la pittrice tratta non come materiale per la ricostruzione, ma come pretesto per creare nuove immagini - immagini postume, esistenti al confine tra memoria e immaginazione. La sua pratica è di chiara natura concettuale: è in bilico tra il gesto del restauro e la consapevolezza della perdita irreversibile, costruendo una tensione tra distruzione e creazione. In questo modo, Juszkiewicz non solo evoca la storia dell'arte, ma ne rivela anche la fragilità: dimostra che un'opera può durare non attraverso la sua presenza materiale, ma attraverso la reinterpretazione, la riscrittura, la nuova vita in un contesto diverso.
In un dipinto ispirato all'acquerello di Paul Klee "Paesaggio con luna crescente" (noto anche come "Casa e luna"), l'artista trasforma una composizione intima e lirica in una struttura più disciplinata, quasi architettonica. La geometrizzazione delle forme, la tavolozza tenue e la netta divisione del piano costruiscono uno spazio sospeso tra paesaggio e astrazione, in cui il motivo centrale della luna - un cerchio luminoso, quasi pulsante - organizza il ritmo dell'intera rappresentazione. L'originale creato da Paul Klee apparteneva a Sophie Lissitzky-Küppers (1891-1978), storica dell'arte tedesca e mecenate dell'avanguardia. L'opera, insieme ad altre tredici della collezione, fu prestata dalla proprietaria al Landesmuseum di Hannover prima di partire per la Russia alla fine degli anni Venti. Nel 1937 il dipinto fu confiscato dai nazisti nell'ambito della campagna per l'"arte degenerata" e da allora il suo destino è rimasto sconosciuto. Altre opere della collezione finirono in mani private o scomparvero. In questo contesto, l'interpretazione pittorica di Juszkiewicz diventa più di una ricostruzione formale: è un'immagine visiva a posteriori, un tentativo di restituire presenza a ciò che è stato cancellato dalla storia. Il dipinto funziona come un'eco dell'opera perduta: non la riproduce fedelmente, ma la trasforma in una composizione autonoma in cui memoria e assenza coesistono, creando una tensione tra ciò che è stato conservato e ciò che è andato irrimediabilmente perduto.





