Opera estremamente suggestiva e deliziosa di Tadeusz Piotr Potworowski, risalente al periodo della fine degli anni '40/'50, quando lavorava nel Regno Unito.
Olio su cartoncino, dimensioni 34 d 43 cm.
Nella cerchia dei capistiani, Piotr Potworowski è stato uno dei maggiori sostenitori della modernità, ma è solo nel dopoguerra che ha iniziato gradualmente ad allontanarsi dalla pittura d'oggetto, orientandosi verso l'astrazione allusiva e la ricerca di una sintesi pittorica. Pur apportando al colorismo polacco un rigore compositivo, che si esprime in una più forte geometrizzazione delle forme del mondo visibile, non rinuncia all'importante ruolo del colore. La sua pittura è sostenuta da studi approfonditi sull'architettura e dalla fascinazione per l'arte di Fernand Léger e di altri cubisti. (Urszula Kozakowska-Zaucha) Piotr Potworowski credeva che i dipinti non fossero solo oggetti. Sono messaggi, come i libri. Leggiamoli da soli, così come li esploreranno coloro che ci hanno preceduto e che li seguiranno, per i quali l'opera di questo artista perspicace e saggio rappresenta qualcosa di più del semplice valore visivo. Potworowski percepiva la tela in termini puramente pittorici: la luce (un dipinto dovrebbe essere "un potente apparato di ricezione per le onde di luce"), il colore (come "il fattore più potente della pittura") e lo spazio, che è definito dalle forme e dalle relazioni tra di esse. La concezione dello spazio di Potworowski deriva da alcuni dei suoi principi fondamentali e professati. In primo luogo, rompendo con il metodo tradizionale di dipingere da un unico punto, l'artista ha affrontato il paesaggio come una somma di fenomeni oggettivi e soggettivi; ciò che vedeva e sentiva, lo trasformava in un "fatto pittorico preciso". In questo contesto, ha intrapreso una nuova organizzazione dello spazio sulle sue tele; le relazioni spaziali sono diventate l'effetto di una 'visione più profonda'." (Katarzyna Kulpińska, Il ruolo dello spazio nei paesaggi di Piotr Potworowski)



