olio/piastra, 80 x 61 cm
firmato, datato e descritto sul retro: ZBIGNIEW DŁUBAK | "MOVENS-5" | 80 X 61 cm | 1965 | olio - legno
Pittore, fotografo, teorico dell'arte. Co-organizzatore e partecipante all'Esposizione d'Arte Moderna di Cracovia nel 1948. Co-fondatore del Gruppo 55. Partecipa alla I Biennale delle Forme Spaziali di Elbląg nel 1965. Realizza cicli di opere, sia pittoriche che fotografiche. La ricerca formale che ha portato l'artista alla serie Movens, iniziata nel 1965, è stata caratterizzata da Adam Sobota: "[...] due serie pittoriche: Ammonites (1957-1963) e Anthropolites (1963-1965), in cui l'autore oggettiva e semplifica sempre più le sue forme pittoriche. [...] Già in Antropoliti l'autore utilizza solo strisce rettangolari su uno sfondo monocolore. Il colore delle strisce e dello sfondo è variato in modo tale da non consentire una percezione puramente emotiva e "coloristica". Le forme delle Antropoliti sembrano brillare in alcuni punti e anche la saturazione del colore dello sfondo non è uniforme, mentre nella successiva serie Movens (1965-1973) le superfici diventano lisce e uniformi, con la sola continuità delle strisce interrotta e spesso differenziata da una diversa texture. Attraverso l'uso di diverse variazioni di colore e la disposizione delle forme, i dipinti suggeriscono sempre più l'esistenza all'interno di un sistema. Questo raggiunge il suo apice proprio nella serie dei Sistemi [...]". (Dłubak: opere del 1945-1980, febbraio-marzo 1981, Museo Nazionale di Breslavia [catalogo della mostra], Breslavia 1981, pp. 6-7). Il ricercatore mette in relazione le esplorazioni formali di Dłubak con "una comprensione della storia dell'arte come fasi successive, dove in ogni fase l'arte è una collezione (sistema) di un certo numero di varianti di qualche principio" (Ibid., p. 7). Zbigniew Dłubak presentò il suo primo Movens alla Galleria Foksal nel 1966. Nella cartella che accompagnava la mostra, Hanna Ptaszkowska scrisse: "Il piano del dipinto è ricoperto di colore di saturazione perfettamente uniforme. La sua superficie è perfettamente liscia. Sul piano colorato si stagliano forme diritte e nitide, simili a un rettangolo allungato. Queste forme ricordano figure geometriche, ma non lo sono. A volte il loro contorno forma una linea frastagliata, o la loro direzione di base è soggetta a evasioni e curve. Ma anche nei casi di irregolarità avanzata, la forma non appare nel dipinto come una traccia del libero movimento del pennello. [...] Il piano del dipinto è ricoperto di pittura a olio. [...] Il significato di questo contesto materiale è ridotto al minimo. Il dipinto offre una quintessenza puramente visiva del colore depurato della sua qualità materiale individuale, astratto, per così dire, dal fondo materiale. [...] Zbigniew Dłubak risolve i problemi della nuova pittura sulla base degli elementi tradizionali dell'immagine (piano, forma, colore), ma senza la partecipazione dei mezzi tradizionali della pittura. Fa pittura senza la partecipazione della pittura" (H. Ptaszkowska, [senza titolo], [in:] Zbigniew Dłubak. Pittura, ottobre 1966, Galleria Foksal PSP [cartella], Varsavia 1966, p. nlb). Sembra che Dłubak stesse risolvendo qui non tanto problemi di pittura quanto questioni puramente visive. Il quadro gli permetteva di studiare il gioco delle forme e di differenziare le tensioni tra di esse su una superficie piana. Tuttavia, già nel 1965, all'inizio della serie Movens, Dłubak spostò l'esperimento nella terza dimensione, conferendogli una scala monumentale in una realizzazione preparata per la Prima Biennale delle Forme Spaziali di Elbląg nel 1965. Questa volta non si tratta di nastri dipinti, ma di due fogli di lamiera, posti verticalmente uno accanto all'altro, che convergono ma non si incontrano fisicamente. Le forme entrano otticamente in rapporti diversi, a seconda del punto di vista dello spettatore. Il quadro presentato non è quindi solo parte di una sequenza di realizzazioni pittoriche, una serie di dipinti con un titolo specifico, ma anche parte dell'intera teoria dell'arte di Zbigniew Dlubak, a conferma dell'importanza del "sistema".
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