Dimensioni: 97,5 x 130 cm
Firmato: firmato e descritto sul retro: QŚ / BEKSIŃSKI 1999
Provenienza
Varsavia, collezione privata (dal 2021)
Esposto
Varsavia, Museo di Arte Fantastica, Beksinski a Varsavia, 26.06-05.09.2021.
Riprodotto
Beksinski a Varsavia [catalogo della mostra], pubblicato da Spatium Art, Varsavia 2021, p. 75. Chudzik A. [a cura di], Beksiński 1, collana BOSZ ART, Casa editrice BOSZ, Olszanica 2018, p. 62.
Alla base dell'essenza dell'opera di Zdzisław Beksiński c'è la complessa psiche umana e il dramma dell'esistenza. Le sue visioni cupe, persino catastrofiche, sono legate da uno specifico stato d'animo poetico e da un linguaggio pittorico unico. I fantasmi di forma umana, gli strani edifici in rovina o i paesaggi fantastici intrisi di terrore esprimono la profondità della tristezza, della solitudine e della sofferenza interiore. Raffigurati in sospensione, senza tempo, sono come condannati dall'eternità a un processo di decadimento, invecchiamento, morte. "Una tale verità, una tale tragedia, una tale autenticità nel descrivere la mostruosità della vita pochi artisti possono raggiungerla. Perché un'opera d'arte umana non sarà autentica finché non si bagnerà nelle lacrime del suo creatore", ha scritto Piotr Dmochowski a proposito dell'artista (Dmochowski P., 'The struggle for Beksinski', MD Publishing House, Kielce 2016, p. 217).
Un'atmosfera altrettanto struggente è trasmessa dalla composizione del 1999 "QŚ". La figura abbandonata e deforme giace in uno spazio indefinito, come se fosse fuori dal tempo e dal mondo. Il suo corpo, organico e in decomposizione, rimane immobile, perennemente congelato in uno stato di distruzione. La mano sollevata verso il luogo in cui dovrebbe trovarsi il volto intensifica l'impressione di vuoto, disperazione e impossibilità di comunicazione. Non c'è narrazione, aneddoto o simbolo: è soprattutto l'impressione che conta.
Nello spirito insito nell'arte di Beksinski, il dipinto costruisce la sua atmosfera cupa attraverso una tavolozza limitata, quasi monocromatica, di rossi e gialli smorzati e un effetto di foschia che sfuma i confini dello spazio e lascia lo spettatore solo con il dramma della figura raffigurata. La figura non sfida il proprio destino: rimane immobile, come se fosse sempre soggetta al ritmo inesorabile della decadenza e del passaggio. È una visione senza speranza, un'esperienza tragica e pessimistica alla quale lo spettatore partecipa, condividendo la solitudine e la disperazione della figura congelata. Eppure, in questo silenzio, nell'immobilità dell'inevitabilità, si cela una poetica malinconica, una bellezza sottile che nasce dalla visione catastrofica, conferendole una dimensione profondamente lirica.





