Variante con le iniziali GH di Georg Hose, accanto all’Aquila e alla Pogoń, con puntini sul bordo della corona, con puntini nella punteggiatura del dritto, con la legenda del dritto PO·M·D·L· e con il valore nominale III che copre la corona sopra lo stemma dei Batory sul rovescio.
Penultima emissione dei trojaki di Olkusz di Batory.
Dopo la grande riforma monetaria di Sigismondo il Vecchio, seguì un periodo di stagnazione durato diverse decine di anni, che col passare del tempo si trasformò in caos monetario. All’inizio del regno di Stefano Batory circolavano monete degli ultimi due Jagelloni, oltre a monete straniere. Era indispensabile che il nuovo re mettesse ordine nelle questioni monetarie. La grande riforma di Stefano Batore degli anni 1578-1580 è tra le più importanti nella storia della monetazione polacca. Essa comprendeva, tra l’altro: l’emissione di moneta stabile e a pieno valore, il collegamento del sistema monetario della Repubblica con quello imperiale, l’attuazione definitiva dell’unione monetaria polacco-lituana. Il sistema introdotto nel 1580 rimase in vigore fino alla fine del regno di Stefano Batore e per gran parte del regno del suo successore (fino al 1601). Ai tempi di Stefano Batore operavano le zecche: quelle della Corona (Olkusz, Poznań), quella lituana (Vilnius), quella prussiana (Malbork) e quelle cittadine (Danzica, Riga). I «dwudenary» lituani venivano inoltre emessi dalla zecca di Curlandia a Mitava, mentre il re faceva coniare i talleri e i ducati della Corona nella zecca di Transilvania a Nagy Banya. Alla zecca legata al regno di Stefano Batore si annoverano anche le monete d’assedio di Danzica del 1577.
Ai tempi di Stefano Batore, i trojaki polacchi divennero una moneta internazionale. Proprio come i tetradrammi di Atene nell’antichità, i groszi di Venceslao II nel Medioevo o i dollari americani ai tempi della Repubblica Popolare Polacca, i trojaki di Stefano Batore erano ben accetti all’estero (Europa centro-orientale, Balcani, Turchia) e considerati «moneta sicura». Ciò era dovuto a diverse ragioni. Innanzitutto venivano emessi in grandi quantità e in modo sistematico, erano coniati in argento di buona qualità (XIII ½ łuta) e, inoltre, avevano un aspetto attraente. Il peso medio dei trojaki era di 2,44 g, di cui 2,059 g di argento puro. Sul dritto dei trojaki coronati era raffigurato il ritratto del re e una scritta perimetrale. Sul rovescio, sotto il valore nominale «III», figuravano gli stemmi della Polonia e della Lituania e i «Tre Denti» dei Batory in alto; in basso, lo stemma del tesoriere (con la data ai lati) e un’iscrizione su tre righe. Nelle prime emissioni (1579, 1580), prima che si cristallizzasse lo schema iconografico sopra descritto, gli stemmi della Polonia e della Lituania non erano affatto raffigurati sui trojaki, mentre lo stemma dei Batory e quello del tesoriere si trovavano in altre posizioni. I trojaki della Corona furono coniati nelle zecche di Olkusz (1579-1586) e di Poznań (1584-1586). Nella zecca di Malbork, nel 1585, fu coniata una piccola serie di trojaki prussiani (GROS ARGEN/ TRIP TERRA/ RVM PRVS). Queste monete, tuttavia, non entrarono in circolazione, pertanto possono essere considerate emissioni di prova. I trojaki lituani furono coniati dalla zecca di Vilnius negli anni 1580-1586. La zecca di Danzica emise trojaki solo nel 1579. Al posto degli stemmi della Polonia e della Lituania, sul rovescio fu ovviamente raffigurato lo stemma di Danzica. Sono note anche delle coniazioni in oro realizzate con i coni dei trojaki di Danzica. Si tratta tuttavia probabilmente di «opere» di collezionisti del XIX secolo che disponevano dei coni originali. I trojaki cittadini della zecca di Riga furono emessi negli anni 1581-1586. Al posto dell’aquila polacca e della Pogoń veniva apposto lo stemma medio di Riga. È nota una variante del 1581, in cui sul rovescio figuravano gli stemmi della Polonia e della Lituania e un piccolo stemma di Riga.