Serigrafia, carta lucida, incorniciata in una cornice di 88 x 53 cm.
Editore: Editions du Griffon, Neuchâtel/Svizzera (timbro sul retro).
Certificato di autenticità della galleria allegato.
La casa editrice Editions du Griffon (con sede a Neuchâtel, in Svizzera), fondata da Marcel Joray, era negli anni ’70 l’editore principale e ufficiale di Vasarely. Il loro rapporto non era puramente commerciale: Joray e Vasarely erano amici intimi e l’artista supervisionava personalmente il processo di stampa, la scelta della carta e la combinazione dei colori.
Nel mondo dell’arte queste opere sono considerate «official editions» (edizioni ufficiali). Non si tratta di riproduzioni contemporanee o di poster provenienti da una tipografia, bensì di opere realizzate quando l’artista era ancora in vita, con la sua attiva collaborazione.
L’opera «Torony» (che in ungherese significa semplicemente «Torre») è un esempio da manuale di come, attraverso la geometria pura, si possa «hackerare» il cervello umano.
Vasarely ha utilizzato qui la prospettiva assonometrica. Grazie alla disposizione precisa di rombi e quadrati, la superficie piana della serigrafia si trasforma in una struttura complessa e multidimensionale. Lo sguardo «salta» continuamente tra diversi livelli di profondità: un attimo prima vediamo blocchi convessi, per poi scorgere, un istante dopo, corridoi concavi. È un labirinto visivo che non finisce mai. Quest’opera si basa su un concetto originale dell’artista denominato «alfabeto plastico». Vasarely credeva che colore e forma fossero indissolubilmente legati. In «Torony» ogni cella ha una tonalità specifica che si armonizza con quelle vicine, creando l’impressione di una luce interna.
Gli anni ’70 sono stati un periodo in cui Vasarely ha perseguito la democratizzazione dell’arte. Voleva che le sue opere non fossero solo oggetti unici riservati alle élite, ma che la loro forma pura e geometrica potesse armonizzarsi con l’architettura e il design moderni. «Torony» si inserisce perfettamente in questa estetica: è tecnica, asettica e, al contempo, estremamente emozionante grazie alla sua intensità.
Quest’opera non è solo un quadro: è una macchina per generare sensazioni visive, creata per essere vissuta dal vivo, poiché l’Op-art “funziona” al meglio quando è possibile cambiare l’angolo di osservazione, muovendosi davanti all’opera.
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