olio su compensato, 40 x 50 cm
firmato e datato in basso a destra: "Wojciech Kossak/193(3/9?)"
Wojciech Kossak, attingendo al patrimonio artistico di suo padre Juliusz e di Józef Brandt, ha fatto dei temi bellici e storico-patriottici il motivo centrale della sua opera, rimanendo loro fedele per tutto il corso della sua carriera artistica. «È senza dubbio un pittore molto polacco – scrisse Mieczysław Wallis a proposito di Kossak – per il suo temperamento e il suo slancio, per la sua audacia e il suo brio […] per il suo amore per la vita, il movimento e lo slancio, per il suo culto del cavallo, per la sua predilezione per i temi cavallereschi, militari e venatori». (M. Wallis, «Mostra di Wojciech Kossak», [in:] «Wiadomości literackie», n. 32, 26 luglio 1936.)
L’artista ottenne un notevole successo in questo campo della pittura. Sebbene sia spesso associato al ruolo di coautore della «Panorama di Racławice», fu proprio questa impresa monumentale a segnare l’inizio della sua grande carriera e ad aprirgli la strada verso ulteriori prestigiose commissioni. Dopo aver completato, insieme a Julian Fałat, la panoramica raffigurante la Battaglia del Berezina, Kossak rimase a Berlino fino al 1902, dove lavorava nel suo studio a Charlottenburg. In quel periodo lavorò intensamente ed espose le sue opere in diverse mostre, ottenendo un riconoscimento sempre maggiore. La sua opera fu apprezzata anche dall’imperatore Guglielmo II, che invitò l’artista alle manovre autunnali e gli commissionò la realizzazione di dipinti dedicati alla campagna franco-prussiana. «L’imperatore Guglielmo apprezzava molto la pittura di Kossak; già la “Beresina” l’aveva definita la migliore delle panoramiche che avesse mai visto. Riconosceva a Kossak la supremazia rispetto ai pittori di battaglie tedeschi […]» (K. Olszański, «Wojciech Kossak», Zakł. Ossolińskich, Breslavia 1982, p. 19.)
Durante il periodo berlinese Wojciech Kossak godeva di notevole riconoscimento, il che si traduceva in numerose commissioni. Le opere che realizzava, tuttavia, non soddisfacevano le sue aspirazioni artistiche. «La mia anima anela così tanto a una grande composizione polacca che semplicemente non riesco a farne a meno», confidava alla moglie. (K. Olszański, «Wojciech Kossak», Zakł. Ossolińskich, Breslavia 1982, p. 20.) «Dopo 12 anni trascorsi all’estero […] Kossak tornò in patria a metà del 1907, su un terreno più consono al suo talento, al suo temperamento e allo spirito della sua arte.» (Prima di tornare a Cracovia, aveva lavorato anche in altri centri artistici all’estero, tra cui Vienna e Londra.), (K. Olszański, «Wojciech Kossak», Zakł. Ossolińskich, Breslavia 1982, p. 27.)
La popolarità e il successo di Wojciech Kossak come uomo e pittore furono influenzati in larga misura anche dalla sua personalità fuori dal comune e dalla sua straordinaria presenza scenica. «Era una figura unica nel suo genere – annotarono i contemporanei – quel portamento da capitano degli ulani, la figura slanciata, il torace ampio, e al contempo una nonchalance un po’ gitana, la cravatta annodata in modo stravagante, il cappello Borsalino […] lo sguardo ammiccante quando guardava una bella donna. Riconosciuto «amante dei cavalli» e appassionato automobilista, appassionato giocatore di bridge ed eterno seduttore, estremamente simpatico e socievole, era universalmente apprezzato e ovunque ben accetto – cosa che sapeva sfruttare per conquistare il pubblico della sua arte.» (K. Olszański, «Wojciech Kossak», Zakł. Ossolińskich, Breslavia 1982, pp. 28-29.)
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