Tecnica a punta secca su litografia (tecnica mista), 65 x 53 cm (dimensioni interne del passe-partout), incorniciata in una cornice di 71 x 82 cm;
Edizione limitata, numerata a matita 290/300 in basso a sinistra;
Firmata a matita in basso a sinistra;
Editore: Editions Graphiques Internationales, realizzazione affidata all’Atelier Rigal.
L'eccezionale qualità visiva di questa opera grafica è merito del leggendario Atelier Rigal di Parigi, uno studio famoso per la sua insuperabile maestria nelle tecniche grafiche. I maestri di Rigal sono riusciti a riprodurre con assoluta fedeltà l’espressività del tratto di Dalí. La collaborazione di Salvador Dalí con l’Atelier Rigal ha dato vita alle edizioni grafiche più raffinate dell’opera dell’artista. La precisione con cui è stata realizzata la trama di linee con la tecnica dell’ago secco sulle rocce di Port Lligat dimostra la maestria artigianale:
Riferimenti:
Catalogue des lithographies de Salvador Dalí pubblicato in collaborazione con Salvador Dalí, S.P.A.D.E.M., musei e collezionisti privati, a cura di Art Graphic International Paris,
Provenienza: collezione privata
Port Lligat è per Salvador Dalí molto più di un semplice pittoresco villaggio di pescatori: è la matrice del suo intero universo visivo. Dalí diceva che la luce di quel luogo è straordinariamente pura e che le rocce austere ed erose della penisola del Cap de Creus sembrano suggerire da sole forme paranoico-critiche. È proprio questa costa catalana a diventare lo sfondo delle sue composizioni più importanti: dalla famosa «Persistenza della memoria» con gli orologi molli, ai paesaggi mistici degli anni ’50 e ’60. L’artista è tornato più volte sul tema della baia di Port Lligat, utilizzando la sua tranquilla distesa d’acqua e le colline rocciose (con la famosa isola di Sa Farnera) come palcoscenico per le sue visioni filosofiche e religiose.
Quando Dalí collocava figure angeliche sulla riva deserta o rocciosa di Port Lligat, creava uno straordinario contrasto: il paesaggio eterno e austero della sua infanzia si incontrava con qualcosa di effimero e di sacro. Affermava addirittura, con la stravaganza che lo contraddistingueva, che «nulla è più gioioso di un angelo», e la loro presenza nei suoi paesaggi doveva apportare un elemento di geometria divina al caotico mondo delle emozioni umane. Questo accostamento conferisce a queste opere un’atmosfera unica, meditativa e addirittura ipnotica.
Salvador Dalí era famoso per il fatto di abbandonare raramente una composizione una volta creata: tornava ai suoi dipinti a olio più importanti dopo anni, e persino decenni, per riscoprirli nel mezzo grafico. La grafica non era per lui solo un modo per riprodurre le opere, ma uno spazio a sé stante per sperimentare con la materia, la texture e la luce. E la pratica di combinare diverse tecniche (il cosiddetto «mixed media») permetteva a Dalí di ottenere un effetto che la sola pittura a olio non riusciva a dare: lo scontro tra la luce fugace e pittorica e il tratto duro e scultoreo del bulino. Grazie a ciò, opere come «Port Lligat al tramonto» hanno acquisito una seconda vita negli anni ’60 e ’70 come opere grafiche in edizione limitata e dalla finitura minuziosa.
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