Dimensioni: 54 x 51,5 cm
Firma: firma p.d.: Fangor 74
L'oggetto è corredato da un certificato di autenticità firmato dall'artista.
Provenienza
Varsavia, collezione privata
Il disegno era un mezzo speciale per Wojciech Fangor: non solo una fase preparatoria, ma anche un campo di sperimentazione autonomo. Come ha scritto Stefan Szydłowski, già negli anni Cinquanta l'artista si è "confrontato direttamente con uno dei suoi problemi artistici più importanti - la questione dello spazio", che ha sviluppato sia nei disegni che nei dipinti e nelle forme spaziali (Szydłowski S., Fangor. Opere su carta a colori, Polish Modern Art Foundation, Varsavia, 2007). In questo contesto, le opere su carta ci permettono di cogliere il processo stesso del pensiero di Fangor: il momento in cui il colore, la linea e il movimento della mano iniziano a costruire l'illusione della profondità.
I disegni in mostra, risalenti al 1974, sono stati creati al culmine delle esplorazioni Op Art dell'artista, legate alla creazione dello spazio sul piano dell'immagine per mezzo del colore e della forma. Il motivo del cerchio - uno dei più riconoscibili della sua opera - è qui costruito non attraverso transizioni morbide e pittoriche, ma attraverso centinaia di linee minuscole e nervose realizzate con pastelli a candela. Le linee si sovrappongono, si addensano e si disperdono, creando un nucleo luminoso e pulsante e un'aura di colore circostante. Da vicino, è visibile una registrazione del gesto: singoli tocchi, movimenti e strati successivi. Da lontano, invece, la composizione inizia ad avere un effetto ottico: i colori si mescolano, l'occhio diventa illusorio e il foglio di carta piatto assume un'impressione di profondità e di irradiazione.
È in questa dualità che si rivela il valore dei disegni di Fangor. Sono allo stesso tempo la registrazione di un processo e una composizione finita e autonoma. Uno studio di laboratorio sul colore e un'opera d'arte a tutti gli effetti. A differenza dei dipinti a olio, dove l'effetto della permeazione del colore è fluido e quasi invisibile, qui il meccanismo dell'illusione è esposto, come se l'artista permettesse allo spettatore di guardare sotto la superficie del suo stesso dipinto. Queste piccole opere dimostrano che con Fangor lo spazio nasce dal ritmo, dalla ripetizione e dalla paziente applicazione del colore, fino a quando il dipinto inizia a respirare con la luce.





