Opera di Julian Ochorowicz, pubblicata a Varsavia nel 1897 a spese dell’autore stesso. Sebbene oggi Julian Ochorowicz sia ricordato principalmente come psicologo, filosofo, pioniere della parapsicologia e geniale inventore, questo libro di oltre 320 pagine rappresenta il suo contributo unico alla letteratura ippica, economica e sociale.
Ochorowicz ha scritto questa trattazione dal punto di vista di un osservatore indipendente, non essendo né allevatore né membro di club sportivi. In essa ha criticato la politica agraria ed economica dell’allora Regno di Polonia, sottolineando che gli errori decisionali in questo ambito comportavano per l’economia nazionale perdite che ammontavano a milioni di rubli all’anno.
L’autore si opponeva al fatto che le corse fossero considerate un ecosistema chiuso e artificiale. Secondo lui, l’obiettivo primario delle corse dovrebbe essere la selezione e la preparazione di eccellenti riproduttori, in grado di migliorare concretamente la qualità e la resistenza delle razze equine autoctone (compresi i cavalli da lavoro e da fattoria).
Ochorowicz valutava in modo molto critico la presenza del totalizzatore sugli ippodromi. Sottolineava il suo effetto rovinoso e demoralizzante sulle fasce meno abbienti della società, che cedono all’illusione di un guadagno facile. Da questa linea di pensiero deriva la sua famosa massima sul gioco d’azzardo: «Non esiste un metodo che permetta di vincere molto; esiste solo quello che permette di perdere poco»
In qualità di studioso della psiche e della fisiologia umana, Ochorowicz trasferì la sua passione per la ricerca sui cavalli. Analizzò le caratteristiche che le corse dovrebbero sviluppare negli animali: non solo la pura velocità, ma anche qualità volitive e psichiche, quali l’ambizione, il coraggio, l’agilità e la resistenza fisica.
Questo libro costituisce un'affascinante testimonianza della versatilità dell'epoca del positivismo, mostrando come si cercasse di applicare un approccio scientifico e analitico a ambiti della vita così pratici e di intrattenimento come le corse ippiche del XIX secolo.
256 pagine, rilegatura a brossura conservata.



