Asso di bronzo di Faustina la Vecchia, moglie di Antonino Pio, battuto nella zecca romana dopo la sua morte nel 141 d.C., appartenente alla prima serie di emissioni postume (consecratio) create subito dopo la sua divinizzazione.
Il dritto mostra il busto dell'imperatrice divinizzata rivolto verso destra con la legenda DIVA FAVSTINA, che identifica Faustina come membro della dinastia elevata allo status divino.
Il rovescio mostra Cerere seduta a sinistra, con in mano una spiga di grano e uno scettro, con la legenda AVGVSTA. Cerere, la dea romana dell'agricoltura e della fertilità, compare nelle coniazioni imperiali come simbolo di fertilità, prosperità e cura dello Stato. Nel contesto delle monete postume di Faustina la Vecchia, questa rappresentazione enfatizzava le virtù tradizionali attribuite all'imperatrice, in particolare il suo ruolo di matrona e protettrice della prosperità della dinastia.
Accostando la leggenda della DIVA FAVSTINA a rappresentazioni di divinità tutelari, le coniazioni romane enfatizzavano lo status divino dell'imperatrice defunta e il suo posto duraturo nel culto dinastico degli Antonini, che costituiva una parte importante dell'ideologia del potere dell'Impero romano alla metà del II secolo d.C.
L'impero romano
Faustina la Vecchia (138-141, moglie di Antonino Pio), asso postumo 141, zecca di Roma
Dritto: busto dell'imperatrice rivolto a destra
DIVA FAVSTINA
Rovescio: Cerere seduta a sinistra, tiene spighe di grano e scettro, nei campi le lettere S-C
AVGVSTA
Diametro 28 mm, peso 11,51 g



