tecnica mista, tela; 170 x 100 cm;
firmato, datato e iscritto sul retro: [corona] / PAN / RDK / 2008 / Dąb Bartek '39 (a penna).
Nel 2016 la Galleria Nazionale di Belle Arti Zachęta di Varsavia ha ospitato una presentazione delle opere di Radek Szlaga. Tra le opere esposte, si trova anche una composizione dall'analogo titolo "Dąb Bartek", risalente al 2012. In occasione di questa mostra, è stato creato un particolare dizionario / enciclopedia delle nozioni dell'artista, in cui si possono trovare definizioni particolari di nozioni create dal pittore. Una di queste è la formulazione del concetto di arte visiva.
"La pittura è, per citare Szlaga: "Una lingua, o più precisamente: un dialetto, senza un unico insieme vincolante di regole. È usata per descrivere cose che non possono essere raccontate in nessun'altra lingua. È anche un dialogo, una lezione di umiltà e pazienza. Qui si può fare tutto, ma niente con la forza". Interessanti sono anche le fantasie "vitalistiche" che la pittura evoca nel pubblico. La pennellata sulla tela insita in questo medium, che suggerisce la "vicinanza" dell'artista/artista e dell'opera, provoca interpretazioni animistiche dei dipinti e l'attribuzione di un carattere quasi
umano (compresa la causalità). Come esempio di gioco con questa fantasia, Isabelle Graw in The Love of Painting. A Genealogy of a Success Medium (Sternberg Press, 2018) cita il dipinto di Sigmar Polke. Gli esseri superiori hanno ordinato: dipingi l'angolo superiore di nero! (Höhere Wesen befahlen: rechte obere Ecke schwarz malen!, 1969)". - Materiale stampa della mostra: Radek Szlaga, "Luoghi che non avevo intenzione di visitare", Varsavia, Zachęta, 2016.
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