Denaro di Caracalla (198–217 d.C.), coniato nella zecca romana nel 202 d.C., appartenente all’emissione del periodo di co-regno con Settimio Severo, subito dopo la conclusione della campagna contro i Parti.
Sull’avverso è raffigurato il busto dell’imperatore in mantello, rivolto verso destra, con la legenda ANTONINVS PIVS AVG, che riporta il suo nome e il titolo di Augusto.
Il rovescio mostra un trofeo (tropaeum), ai cui lati sono seduti due prigionieri legati, con la legenda PART MAX PONT TR P V COS. Questa raffigurazione appartiene al repertorio iconografico classico della numismatica romana, che si riferisce direttamente alle vittorie militari. Il trofeo simboleggia il nemico sconfitto, mentre le figure dei prigionieri sottolineano il trionfo sul nemico.
La legenda PART MAX (Parthicus Maximus) si riferisce alle vittorie ottenute sui Parti durante le campagne orientali condotte da Settimio Severo negli anni 197–199 d.C., i cui risultati furono ampiamente valorizzati nella propaganda dinastica. L’inserimento di questo titolo nella titolatura di Caracalla serve a sottolineare il suo contributo ai successi militari della dinastia.
Il resto della legenda sul rovescio contiene riferimenti alla carica di Pontifex Maximus e al quinto potere tribuno (TR P V), il che permette di datare con precisione l’emissione all’anno 202 d.C.
Impero Romano
Caracalla (198–217), Denario 202, zecca di Roma
Dritto: busto con mantello rivolto a destra
ANTONINVS PIVS AVG
Rovescio: trofeo, affiancato da due prigionieri seduti e legati
PART MAX PONT TR P V COS
Diametro 20 mm, peso 2,79 g



