Denario d'argento di Lucio Vero (161-169 d.C.), coniato nella zecca romana tra il 163 e il 164 d.C., appartenente alle emissioni create durante le campagne orientali contro i Parti, condotte per conto dei co-imperatori Marco Aurelio e Lucio Vero. Il conflitto, descritto nelle fonti antiche tra gli altri da Cassio Dione, si concluse con un successo romano, tra cui l'occupazione di Artakata e Seleucia sul Tigri, che si riflette direttamente nella titolatura imperiale.
Il dritto mostra la testa dell'imperatore rivolta verso destra con la legenda L VERVS AVG ARMENIACVS, che identifica Lucio Vero come Augusto e portatore del soprannome Armeniacus, adottato dopo le vittorie conseguite in Armenia. Questo titolo compare nelle coniazioni imperiali a partire dal 163 d.C. circa ed è uno dei criteri fondamentali per la datazione delle emissioni relative alla guerra partica.
Il rovescio raffigura il dio Marte in piedi a destra, con lancia e scudo, con la legenda TR P III IMP II COS II. La designazione TR P III si riferisce alla terza potenza tribale di Lucio Vero, mentre IMP II indica la seconda acclamazione imperiale, ovvero il riconoscimento formale della vittoria da parte dell'esercito. Nell'iconografia monetale, Marte, in quanto dio della guerra, era un riferimento diretto alle azioni militari e ai successi dell'esercito romano, e la sua rappresentazione in armatura completa era tra le tipologie propagandistiche standard utilizzate durante i periodi di conflitto armato.
L'impero romano
Lucio Vero (161-169), denario 163-164, zecca di Roma
Dritto: testa a destra
L VERVS AVG ARMENIACVS
Rovescio: Marte in piedi a destra, con lancia e scudo in mano
TR P III IMP II COS II
Diametro 19 mm, peso 3,21 g



