Tetradramma di Traiano Decio (249–251 d.C.), coniato ad Antiochia in Siria, appartenente all’emissione delle province orientali dell’Impero, dove si continuava la tradizione della produzione di tetradrammi in un sistema monetario autonomo.
Sull’aversa è raffigurato il busto dell’imperatore con corona d’alloro, mantello e armatura, rivolto verso destra, con la legenda greca ΑΥΤ Κ Γ ΜЄ ΚΥ ΤΡΑΙΑΝΟC ΔЄΚΙΟC CЄΒ, che contiene la sua titolatura completa di autocrate e Augusto.
Il rovescio raffigura un’aquila in piedi rivolta a destra su un ramoscello di palma, che regge una corona nel becco, con la legenda ΔΗΜΑΡΧ ΕΞΟΥΣΙΑC e la sigla SC in un arco. L’aquila (aquila) era uno dei simboli fondamentali del potere imperiale e dell’esercito romano, mentre la palma e la corona rimandano alle idee di vittoria e trionfo. Questa raffigurazione rientra nel repertorio iconografico consolidato delle tetradrammi di Antiochia, utilizzato in modo coerente a partire dal I secolo d.C.
La legenda del rovescio si riferisce al potere tribunicio (tribunicia potestas), che costituisce un elemento standard della titolatura imperiale e svolge una funzione cronologica nell’analisi dell’emissione. La sigla SC, sebbene derivi dalla formula romana senatus consulto, nella zecca provinciale di Antiochia aveva carattere tradizionale e non indicava un effettivo controllo del Senato sull’emissione.
Roma provinciale
Siria, Traiano Decio (249-251), tetradrachma, zecca di Antiochia
Dritto: busto con corona d’alloro, mantello e armatura, rivolto a destra
ΑΥΤ Κ Γ ΜЄ ΚΥ ΤΡΑΙΑΝΟC ΔЄΚΙΟC CЄΒ
Rovescio: aquila a destra, in piedi su un ramoscello di palma, con una corona nel becco, nella sezione SC
ΔΗΜΑΡΧ ΕΞΟΥΣΙΑC
Diametro 25 mm, peso 13,66 g



