Variante con le sigle PRVS/PRVS alla fine delle scritte e con segni interverbali a forma di trifoglio.
Variante con la spada dell'Aquila rivolta verso sinistra.
Moneta da collezione con valutazione MS63 assegnata da NGC.
L'unico esemplare con il punteggio più alto nel registro NGC.
Durante il regno di Sigismondo il Vecchio, negli anni 1526-1528, fu attuata quella che è forse la più importante riforma monetaria nella storia della moneta polacca. Fu introdotto un sistema moderno ed efficiente basato su monete a pieno valore – d’argento e d’oro. Il sistema monetario di Sigismondo il Vecchio era costituito da: denari, ternari, szelągi, półgrosze, grosze, trojaki, szóstaki, talleri (ancora in forma di medaglia) e ducati. Il re portò a termine l’unione monetaria tra la Corona e la Prussia Reale. Il sistema monetario del Granducato di Lituania funzionava invece separatamente (4 grosz lituani equivalevano a 5 grosz polacchi). Sigismondo il Vecchio lasciò il segno non solo nella zecca polacca (in qualità di re di Polonia) e in quella lituana (in qualità di gran duca di Lituania). Ha lasciato la sua impronta anche nella zecca della Slesia in qualità di principe di Głogów, coniando (forse) gli haler e (di certo) i groszy di Głogów negli anni 1505 e 1506.
Ai tempi di Sigismondo il Vecchio, i singoli tagli venivano emessi secondo due standard: secondo il piede polacco e secondo il piede lituano. I groszi della Corona (secondo il piede polacco) furono coniati nella zecca di Cracovia negli anni 1526-1527 e 1545-1548 in argento di 6 łut. Pesavano in media 2,059 g e contenevano 0,772 g di argento puro. Sul dritto erano raffigurati una corona, un’iscrizione su due o tre righe e, in basso, lo stemma del tesoriere (inizialmente quello di Mikołaj Szydłowiecki degli Odrowąż, poi quello di Spytko Tarnowski degli Leliwa insieme alle sue iniziali). Esistono anche varianti prive dello stemma del tesoriere. Sul rovescio figuravano l’Aquila Bianca e un’iscrizione perimetrale con la data. Anche i groszi prussiani e quelli cittadini (Danzica, Elbląg) venivano coniati secondo il piede polacco. I grosz prussiani furono emessi dalla zecca di Toruń negli anni 1528-1535. Sul loro dritto era raffigurato un bellissimo ritratto rinascimentale del re (in due varianti) e una scritta circolare. Sul rovescio: l’aquila e un’iscrizione perimetrale con la data. Simile era lo schema iconografico dei grosz di Danzica (1530-1535, 1537-1540, 1548), con la differenza che al posto dell’aquila prussiana sul rovescio era raffigurato lo stemma di Danzica. Nell’antica collezione dell’Università di Varsavia era presente un esemplare del 1535 coniato in oro puro. A loro volta, i gros di Elbląg (1533-1535, 1538-1540) recavano sul dritto l’aquila prussiana, mentre sul rovescio era raffigurato lo stemma di Elbląg. I groszi lituani (1535, 1536), emessi dalla zecca di Vilnius, erano coniati secondo la lega lituana (titolo: VI, peso medio: 2,574 g, contenuto di argento puro – 0,965 g). Il loro rapporto rispetto ai groszi coniati secondo il piede polacco era di 4 : 5. Sul dritto dei groszi lituani era raffigurato l’Aquila Bianca e una scritta perimetrale (con il nome del re). Sul rovescio figurava lo stemma della Lituania – il Pogoń – e una scritta perimetrale, nella quale, nella parte inferiore, erano incorporate le colonne di Gediminas. L’anno era riportato nel campo della moneta, sotto il Pogoń. In alcune varianti, sotto lo stemma della Lituania erano riportate anche le lettere che indicavano il mese di conio della moneta.



