Dimensioni: 150 x 140 x 22 cm
Provenienza
Varsavia, collezione privata.
Esposto
Varsavia, Cliche Gallery, «Jaśnie Oświecone», 28.03-30.04.2025. Breslavia, Museo dell’Architettura, «Leon Tarasewicz», 10.05-26.08.2018. Supraśl, Accademia di Supraśl, Leon Tarasewicz, 4 agosto-15 settembre 2017. Poznań, Galleria Ego, La luce dei quadri, 13 maggio-19 agosto 2016.
Tarasewicz sostiene che i suoi quadri si riferiscano sempre, in qualche modo, alla realtà. In contrapposizione a un’installazione luminosa austera, minimalista e dolorosamente astratta, ciò crea una tensione interessante: ciò che viene mostrato è ben poco. L’opera presentata non riproduce nulla di riconoscibile, eppure conserva l’essenza di cose a noi ben note. Lascia spazio all’interpretazione individuale: quale corda sensibile verrà toccata dipende solo dallo spettatore stesso.
Nelle opere e nelle installazioni di Tarasewicz, le linee e le strisce sono un motivo ricorrente, presente anche nell’opera in questione. Costruita con rettangoli in plexiglass, illuminati dai colori primari, rinuncia a ciò che nella pittura dell’artista è più riconoscibile: la traccia della mano. Una certa irregolarità umana viene eliminata e al suo posto subentrano materiali sintetici – plexiglass e LED – associati allo spazio metropolitano, a ciò che reclama la nostra attenzione.
L’«Installazione» qui presentata è stata esposta alla mostra «Jaśnie Oświecone» alla Cliché Gallery di Varsavia nel 2025. La curatrice, Karolina Kliszewska, ha presentato le opere raccolte come «vettori di energia», capaci di collegare lo spettatore all’intuizione e alla saggezza interiore. Kliszewska le interpretava inoltre come simboli della «comprensione e della possibile connessione con l’universo, con ciò che è fisico e oltre il fisico, portatori di illuminazione» (Kliszewska K., testo curatoriale della mostra *Jaśnie Oświecone*, Cliché Gallery, Varsavia 2025). In questo contesto, i rettangoli illuminati di Tarasewicz diventano qualcosa di più di una fonte di luce in senso letterale. Si tratta di un invito all’introspezione: cercare, in un materiale freddo e sintetico, qualcosa che non deve necessariamente essere freddo.





