Andrea Vaccaro
1604 - 1670
Abramo scaccia Agar e Ismaele
Olio su tela
168,5 x 220 cm, con cornice 191 x 244 cm
Monogramma in basso a destra
Provenienza: Collezione privata, Spagna; mercante d'arte, Madrid; messo all'asta da un proprietario privato al Dorotheum (Old Masters I, 2022, lotto n. 80); da allora nella collezione privata viennese del Dr. Adrian Hollaender
Collezione Hollaender
Questa collezione di rinomati Old Masters, costruita nel corso di molti anni con competenza e buon gusto, proviene dalla casa del noto avvocato viennese, autore (ad esempio, "Pavarotti - Addio Luciano", "Leggende e stelle dell'opera") e manager culturale Dr. Adrian Hollaender.
Essendo cresciuto in un ambiente decisamente artistico, dove i suoi genitori, l'attrice e manager d'artisti Univ. - Prof. Ariane Hollaender - Calix, e il leggendario direttore dell'Opera di Stato di Vienna, Ioan Holender, si sono distinti come avidi amanti e collezionisti d'arte, il Dr. Adrian Hollaender si è affermato come collezionista di eccezionali capolavori di pittura.
La sua collezione, ora offerta in asta in esclusiva dalla Casa d'Aste Tiberius, comprende opere selezionate di famosi maestri italiani, come il noto dipinto di Andrea Vaccaro sull'Antico Testamento "Abramo che congeda Agar e Ismaele", che porta il suo monogramma; La suggestiva "Madonna in preghiera" di Sassoferrato o gli antichi capolavori veneziani di Nicolò Bambini e Francesco Corneliani e del leggendario Il Mirandolese, passando per gli impressionanti ritratti del maestro torinese La Clementina, fino ai maestri olandesi come van Goyen e Pieter Wtewael, nonché, come aggiunte speciali, un antico arazzo francese e un tipico Matisse.
Andrea Vaccaro, uno dei pittori più significativi del Seicento napoletano, sviluppò nella sua opera una caratteristica sintesi di osservazione naturalistica e classicismo idealizzante. Partendo dalle prime influenze del caravaggismo, in particolare nella drammaticità delle luci e nella presenza fisica delle figure, nella sua fase creativa matura si orienta sempre più verso un linguaggio visivo più calmo ed equilibrato. In quest'opera sono evidenti le influenze del classicismo bolognese, in particolare attraverso Domenichino e Guido Reni, e un uso più morbido e sfumato del colore che ricorda Anthony van Dyck. Vaccaro fu particolarmente apprezzato per i suoi dipinti religiosi e lavorò per committenti sia locali che spagnoli. Il dipinto qui discusso, monogrammato in basso a destra, appartiene stilisticamente al suo periodo maturo, intorno alla metà del XVII secolo, ed è stato valutato dallo specialista Riccardo Lattuada in occasione di una precedente asta presso Dorotheum.
Il dipinto raffigura un episodio relativamente raro del Libro della Genesi: L'esilio di Abramo da Hagar e da suo figlio Ismaele (Genesi 21). Dopo che Agar, la serva egiziana di Sara, aveva dato un figlio ad Abramo, la successiva nascita di Isacco provocò tensioni all'interno della famiglia. Per ordine divino, Abramo fu costretto a mandare via Hagar e Ismaele. La scena si concentra sul conflitto interiore di questo momento, prima che avvenga la separazione finale: un momento descritto solo brevemente nel testo biblico e raramente rappresentato con tale intensità in pittura. Il pane e l'acqua che Abramo dà ad Agar fungono da attributi iconografici centrali, indicando l'imminente viaggio nel deserto e la prova divina. Sono paragonabili a quelli del dipinto di Vaccaro con Lot e le sue figlie (Museo del Prado, Madrid, Inv. n. P005136).
La composizione è divisa in due zone pittoriche distinte. A destra, Abramo è inginocchiato sullo sfondo scuro di una grotta. Indossa una tunica blu con sopra un mantello color ocra e ha alzato le mani in preghiera, con i gomiti appoggiati su un masso. Lo sguardo è rivolto verso l'alto, a sottolineare il suo turbamento interiore e la sua lotta nella preghiera. Vaccaro utilizza spesso questo modello maschile, come si vede, ad esempio, nelle raffigurazioni della Chiesa del Gesù Nuovo a Napoli. Sul lato opposto, il paesaggio si apre su uno sfondo più chiaro con un cielo nuvoloso, alberi e una lontana cima di montagna. Qui siede Agar, che indica Abramo con una mano e con l'altra stringe a sé il figlio Ismaele. Il bambino cerca la vicinanza della madre e sembra volgersi verso il suo seno: un motivo che può essere inteso come un'enfatica rappresentazione delle cure materne e della dipendenza esistenziale. In primo piano, un'elaborata caraffa e tre pani appoggiati su un panno alludono alla narrazione biblica, conferendo al contempo alla scena una tranquilla profondità simbolica.
Stilisticamente, il dipinto esemplifica la capacità di Vaccaro di combinare l'intensità emotiva con la sobrietà formale. La composizione equilibrata, la tavolozza di colori tenui ma caldi e la resa sfumata dei tessuti e dei toni della carne testimoniano la sua affinità con le tendenze classiche del XVII secolo. Allo stesso tempo, rimane palpabile una sottile sensibilità per la luce e l'atmosfera, derivante dal suo impegno con la tradizione napoletana. Vaccaro occupa quindi una posizione di mediazione all'interno della pittura del suo tempo: tra il naturalismo drammatico della prima pittura barocca e il linguaggio visivo elegante e idealizzato degli sviluppi successivi. Le sue opere documentano non solo la diversità artistica di Napoli, ma anche la capacità dell'artista di fondere influenze diverse in uno stile distintivo e armonioso.
Bibliografia: A. K. Tuck - Scala, Andrea Vaccaro. Napoli, 1604 - 1670. La sua vita e la sua arte documentate, Napoli 2012.
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