olio su tela, 113,5 × 63 cm
firmato e datato in basso a sinistra: «F.KOSTRZ 93»
«Il ragazzo tornò a casa fischiettando. Poco dopo, dall’altra stanza uscì un signore dai capelli brizzolati, dall’aria bonaria ma perplessa, e dopo aver tirato una bella spolverata di tabacco da fiuto, esordì così: – Mio caro Frank, io mi preoccupo di cosa fare di te in futuro, e tu invece come se nulla fosse. O disegni, o fischi, o bighelloni per il bosco... Che ne sarà di te?! [...] Franek si avvicinò di slancio al padre, gli baciò la mano e disse: – Devo diventare un pittore! (Quel Franek ero io.)”
(Franciszek Kostrzewski, «Pamiętnik», Varsavia 1891, pp. 3–4.)
Il fascino per la natura accompagnò Kostrzewski fin dalla più tenera età. L’artista ricorda: «Quando mi sedevo al banco di scuola, [...] mi si strinse il cuore per il bosco e gli uccellini», «In generale, tutta la mia attività artistica è stata fortemente influenzata dai primi anni della mia giovinezza trascorsi in campagna, in una zona montuosa, boscosa e ricca d’acqua». (Franciszek Kostrzewski, «Pamiętnik», Varsavia 1891, pagg. 6; 30)
«Kostrzewski nutriva fin dalla prima giovinezza una spiccata passione per il paesaggio. Amava i boschi e gli alberi maestosi. Il paesaggio era particolarmente importante per l’artista, come egli stesso ricorda con queste parole: «Perché da noi, con così tante correnti diverse nella pittura, ci sono così pochi paesaggisti? Eppure i nostri pini, salici, pioppi, querce e tanti altri alberi costituiscono modelli così meravigliosi.» Gli piaceva particolarmente il paesaggio pianeggiante della Masovia. «... Mi piace stare» – scriveva – «in estate nelle pianure del Regno; né i Carpazi, né le regioni oltre il Bug mi attraggono particolarmente.» All’inizio della sua attività artistica trascorreva molto tempo nella regione di Kielce, dove riproduceva volentieri i dintorni collinari, arricchiti dalle rovine di edifici storici. In seguito, saranno soprattutto i boschi e le distese sabbiose della Masovia a trovare in lui un interprete, animati da figure di abitanti dei villaggi locali osservate con grande attenzione e sapientemente riprodotte». (I. Jakimowicz, «Franciszek Kostrzewski», Varsavia 1952, p. 32.)
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