150,5 x 120 cm - olio su tela
firmato in basso a destra: T Ciecierski 78
firmato sul retro in basso a sinistra: T. CIECIERSKI 1978 | «PIRAMIDE DELLA FELICITÀ» | 119 cm x 150 cm
Negli anni ’70 del XX secolo, Tomasz Ciecierski si affermò come uno degli artisti più originali legati alla corrente della nuova figurazione. Fu un periodo fondamentale per la formazione del suo linguaggio artistico unico. Nei suoi primi dipinti suddivideva solitamente la superficie in campi, inserendovi figure e motivi astratti, segni e ornamenti apparentemente senza alcun nesso tra loro (da qui il titolo di una delle sue serie: «Dipinti alogici», 1975-1976). Un posto molto importante nell’opera di Ciecierski era occupato dal disegno e dalle tecniche di disegno, che, sotto forma di una notazione figurativa frettolosa, dinamica e semplificata, comparivano su molte tele dell’artista del suo primo periodo creativo.
Il caratteristico «scarabocchio» di Ciecierski, secondo Marek Goździewski, rimanda non solo agli scarabocchi di strada, ma anche alla tradizione surrealista della scrittura automatica (Tomasz Ciecierski. Dipinti e opere su carta 1972-2007, a cura di Włodzimierz Nowaczyk, Poznań 2007, p. 47).
Nel catalogo della mostra alla Galleria Studio del 1980, l’artista scriveva così della propria pittura: «La realtà che mi interessa si trova al confine della definibilità. Per questo i miei quadri si muovono in bilico tra il mondo reale (rappresentativo) e quello irreale (emotivo). Mi affascina la possibilità di spostare singole figure, interi gruppi di esse, piccoli avvenimenti e scene. La possibilità di spostarle da un luogo all’altro, di cancellarle e sfumarle, conferendo loro significato e atmosfera attraverso il cambiamento di contesto, mi permette talvolta di fermare un istante al confine tra realtà e finzione (Tomasz Ciecierski. Dipinti e opere su carta..., p. 13).
Dipinto esposto, citato e riprodotto, tra l’altro, in: – «Non chiedere della Polonia», Centro d’Arte Contemporanea «Znaki Czasu» di Toruń, Toruń, 21 febbraio – 25 maggio 2025, p. 105, ill. a colori.
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Tomasz Ciecierski (Cracovia 1945, Varsavia 2024) ha studiato dal 1965 al 1971 presso la Facoltà di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Varsavia, conseguendo il diploma nell’atelier della prof.ssa Krystyna Łada-Studnicka. Negli anni 1972-1986 è stato docente presso la sua università di origine. Nel 1981 e nel 1983 ha soggiornato allo Stedelijk Museum di Amsterdam come «artist in residence». Nel 1985-1986 ha soggiornato all’Atelierhaus di Worpswede (Germania), mentre nel 1991 è stato borsista del Musée d’Art Moderne di Nîmes (Francia). Ha esordito tra i talentuosi artisti della cosiddetta «nuova figurazione» degli anni ’70, distinguendosi fin dall’inizio per lo stile individuale e il trattamento della forma. Nei suoi primi dipinti suddivideva solitamente la superficie in campi, inserendovi figure e motivi astratti, segni, ornamenti ecc. apparentemente senza alcun nesso tra loro (da qui il titolo di una delle serie - «Dipinti alogici», 1975-1976). I dipinti della fine degli anni ’70 e degli anni ’80 erano popolati da «folle» di piccole figure in movimento, sparse in diverse direzioni. Talvolta erano mescolate a simboli, ad esempio lettere o ideogrammi di onde e spirali, il che accentuava l’impressione di dinamismo della composizione. Dipingeva anche caratteristici polittici, in cui la grande parte centrale era circondata da una «cornice» di piccole immagini (serie Déjà vu, 1986-1987). Le opere degli anni ’90 sono per lo più composizioni spaziali o una sorta di rilievi costruiti con molti piccoli quadri, fissati tra loro secondo il principio del collage. Spesso il tema di opere di questo tipo è un paesaggio marino semplificato. I vari periodi creativi dell’artista sono immancabilmente accompagnati dal disegno, considerato un mezzo espressivo alla pari della pittura. Soprattutto il periodo delle composizioni caratterizzate dai suddetti “folloni” ha dato origine a numerose serie di disegni realizzati con matita morbida, pastelli a cera e pastelli secchi. L’artista ha collaborato con la Galleria Foksal e con prestigiose gallerie straniere: la Vetering di Amsterdam e la Hans Strelow di Düsseldorf. Ha partecipato più volte a mostre collettive di livello internazionale, come il Festival di Cagnes-sur-Mer (1982, 1984), la V Biennale di Sydney (1984), la Biennale di San Paolo (1987), «Polish Realities», Glasgow 1988, «Positionen Polen», Berlino 1991, «documenta» a Kassel (1992).