compensato/carta, pellicola metallizzata, perline, 80 x 160 cm
firmato e datato sul retro: HASIOR.W.1971
Dal 1947 studia alla Scuola Statale Secondaria di Arti Visive di Zakopane sotto la guida di Antoni Kenar. Tra il 1952 e il 1958 ha studiato presso la Facoltà di Scultura dell'Accademia di Belle Arti di Varsavia nell'atelier del professor Marian Wnuk. Considerato un precursore delle tendenze artistiche mondiali, ma allo stesso tempo un artista a sé stante, che si distingue per un'interpretazione fortemente individualizzata di tali tendenze. I suoi assemblaggi sono pieni di contraddizioni: sono composizioni eleganti fatte di elementi presi dalla "pattumiera" della civiltà. Hasior ha creato la pop art in edizione catastrofica, è stato un cantore della bellezza della bruttezza, ha unito la serietà all'umorismo. Ha creato uno stile riconoscibile e un repertorio unico di motivi a partire dai quali ha costruito opere metaforiche. Maria Anna Potocka si è assunta il compito di compilare "Un piccolo dizionario dei simboli visivi di Hasior", nel quale troviamo, tra l'altro, una voce che si riferisce alla composizione presentata: "Argento - foglio o staniol. Lo sfondo o l'ambiente circostante di un oggetto. Simboleggia la terra della spiritualità, un luogo non necessariamente bello o felice, ma libero dalla morte" ([in:] Władysław Hasior. The European Rauschenberg?, ed. J. Chrobak, Krakow 2014).
Lo stesso artista si ribellava dichiarando che l'attività artistica era "una provocazione: intellettuale, creativa". Tuttavia, questo atteggiamento conflittuale non era estraneo alle confessioni poetiche: "Per una colonna d'acqua traslucida, il vento e la voce, il vetro e i capelli, la pietra e il tempo, il fumo e l'elettricità, e infine qualsiasi materia che dia ombra e fuoco, possono essere la materia dell'arte, purché un'immaginazione libera e audace li selezioni, li combini o li strappi o li bruci. [...] Per me le forze fondamentali e più vitali che danno vita all'arte sono l'intuizione, l'immaginazione e la fantasia" ([in:]: Władysław Hasior. Europejski..., op. cit. pp. 72-73).
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