bronzo patinato, dimensioni 38 x 50,5 x 16 cm
firmato sulla base «Boleslaw / Biegas / 2/8 Blanchet Fondeur»
Il calco è stato realizzato nel 1983 presso la fonderia parigina Blanchet Fondeur.
Provenienza:
- Collezione privata, Stati Uniti, fino al 1994
- Sotheby’s, asta del 29/09/1994, lotto 16
- Collezione di Alicja e Stanisław Jonas
- Phillips Auctioneers, asta del 2 luglio 2025, lotto 49
- Collezione privata, Polonia
Bibliografia:
- X. Deryng, Bolesław Biegas, Parigi 2011, p. 172 (fig.) (cfr.)
Esposto:
- Exposition Biegas, Galerie des Artists Modernes, Parigi, 23 marzo – 11 aprile 1908, (bronzo) (cfr.)
«Io scolpirò, io scolpirò dal marmo i tuoi lineamenti… Infonderò amore e sofferenza… abbozzerò i tuoi occhi con il mio dolore – e modellerò le lacrime che scorrono con le mie lacrime… e disegnerò il pianto terribile con il mio pianto. Tutto insieme, tutto racchiuderò nei tuoi lineamenti. La mia opera e la tua statua; la porgerò sull’altare e scriverò sulla statua: («Mia sorella dei misteri») e la circonderò d’amore… perché sarà un’opera grandiosa, perché creata con lacrime e tristezza».
Bolesław Biegas
in: «Bolesław Biegas „Graczak”», Varsavia: Libreria K. Idzikowski, 1905, p. 81
«Nell’opera di Biegas colpisce innanzitutto la ricchezza della fantasia, la sincerità, la forza espressiva e il dono straordinario dell’inventiva. La sua visione non si limita alla sola forma; egli la esplora in modo apparente, ma solo in apparenza, poiché, insoddisfatto, cerca continuamente nuove forme per le sue visioni. Egli non fa altro che pensare, e ancora di più espone i propri sogni in composizioni scultoree. Scolpisce, ma i suoi altorilievi sembrano allucinazioni dipinte, immagini brillanti su cui si muovono interi cortei di maschere e visioni.”
A. Basler, «Bolesław Biegas (Schizzo)*», «Przegląd Tygodniowy» 1902, n. 31, p. 894.
Il talento fuori dal comune del «genio di campagna» permise all’artista di diventare il più illustre scultore del modernismo europeo. Il fenomeno della sua opera può essere spiegato in una certa misura dal credo artistico formulato nel 1906: «La forza creativa dovrebbe andare avanti con audacia e coraggio. L’anima dell’artista non dovrebbe lasciarsi vincolare dalla forma; è un mezzo sbagliato e falso, che spesso uccide la forza creativa. Le arti sono associate all’altare dell’anima umana, su di esse si libra una sfinge che scruta un futuro misterioso. L’artista, dotato della grazia dell’ispirazione, si fa strada attraverso l’oscurità, combatte gli ostacoli, si avventura con il pensiero in lontananza, abbatte le barriere che lo separano dalle fonti dell’aldilà; là si dirige avvolto dal sogno, alla ricerca del focolare di una forza misteriosa». (Traduzione polacca di Le Criterium de l’Art – credo artistico di Bolesław Biegas in: Louis Theuveny, Bolesław Biegas. Sculpteur et peintre, Parigi 1906, pp. 6-10). (..) Biegas si schierava a favore della libertà artistica, a favore della pratica dell’«arte per l’arte» , per la creazione di opere «nuove, sincere, che emergono dal mistero dell’universo», per la rottura con la razionalità, il dogmatismo e la cultura borghese: tutto ciò avrebbe guidato lo scultore per tutta la vita. (cit. da Anna Wierzbicka, «Bolesław Biegas. Rzeźba. La Sculpture». Sculpture, Istituto d’Arte dell’Accademia Polacca delle Scienze, 2012, p. 15.
«La sofferenza» («La Vie blessée») fu realizzata da Bolesław Biegas in un momento di svolta nella sua produzione artistica come scultore. Dopo il 1903, Biegas si allontana dalle opere lineari e geometrizzate, mentre nel suo stile fa la sua comparsa la linea ondulata in stile Art Nouveau. L’onda fluida e le sue variazioni nell’esprimere l’espressività, sia nella modellazione dei busti sia nella rappresentazione simbolica delle emozioni, degli stati d’animo dell’uomo e dell’intero peso della vita umana, diventano il motivo conduttore delle sculture realizzate in quel periodo. Il volto immerso nella massa, sballottato nelle profondità del dolore e della sofferenza, crea un’immagine del destino umano raffinata nella percezione, ma inquietante nella forma.
La scultura proviene dalla collezione di Alicja e Stanisław Jonas. Stanisław Jonas è nato a Varsavia. Durante la guerra, all’età di sei anni, finì nel ghetto di Varsavia. Dopo la guerra si laureò all’Accademia di Medicina e conseguì il dottorato in chimica analitica. Negli anni ’60 partì insieme alla moglie Alicja per gli Stati Uniti, dove iniziò a collezionare arte polacca. Il primo quadro di Stanisław Eleszkiewicz lo acquistò da Zbigniew Legutko. Col tempo questa passione si è trasformata nella creazione di un’importante collezione di pittura e scultura polacca. I coniugi Jonas hanno creato una grande collezione di pittura e scultura polacca, che fino alla fine della loro vita è rimasta loro molto cara. (elaborato sulla base di: Czesław Czapliński, «Kolekcje sztuki polskiej w Ameryce / Polish Art Collections in America», Fondazione Dobrej Książki, 2005).
La scultura «La Vie blessée» fu fusa nel 1983 nella fonderia parigina Blanchet-Landowski, uno dei più importanti laboratori francesi di fonderia artistica. La storia della fonderia risale agli anni ’20 del XX secolo, quando Armand Blanchet, ingegnere legato all’École des Arts et Manufactures, rilevò l’ex fonderia di campane al 237 di rue Saint-Martin a Parigi. Nel 1933 entrò a far parte dell’azienda suo nipote Robert Landowski, laureato all’École des Travaux Publics. Nella seconda metà del XX secolo, sotto la guida di Didier Landowski, lo stabilimento concentrò sempre più la propria attività sulla fusione di sculture in bronzo. Nel 1965 la produzione di campane fu interrotta e la fonderia si specializzò nella realizzazione di opere di scultori contemporanei. La sua attività comprendeva tutte le fasi principali del processo di fusione, dalla preparazione dello stampo e dalla realizzazione del getto, passando per la cesellatura, fino alla patinatura della superficie. Una figura di spicco nella storia della fonderia fu Georges Gay (1930–2009), eminente fonditore francese di bronzi, che negli anni ’80 del XX secolo diresse l’atelier Blanchet-Landowski. Nel 1983, ovvero all’epoca della realizzazione del gesso in questione, «La Vie blessée», ricopriva la carica di responsabile del laboratorio. Gay faceva parte della cerchia degli artigiani francesi più stimati, specializzati nella fusione artistica. Ha ricevuto il prestigioso titolo di Meilleur Ouvrier de France (MOF) e nel 1995 è stato insignito del titolo di Maître d’art. In questo contesto, il calco «La Vie blessée», datato 1983, va considerato come un’opera realizzata nel rinomato laboratorio parigino, nel periodo in cui era diretto da Georges Gay.
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