Il sesterzio in bronzo di Faustina II la Giovane, figlia di Antonino Pio e moglie di Marco Aurelio, battuto nella zecca romana tra il 176 e il 180 d.C. circa, appartiene a una serie di emissioni postume (consecratio) create dopo la sua divinizzazione.
Faustina II morì nel 175 d.C. durante una spedizione della corte imperiale in Oriente e dopo la sua morte fu ufficialmente divinizzata con una decisione del senato, come testimoniano le numerose emissioni di monete con la legenda DIVA FAVSTINA PIA. La produzione di queste monete iniziò durante il regno di Marco Aurelio e alcune emissioni continuarono fino ai primi anni del regno di Commodo, come è ben attestato nel corpus delle coniazioni romane.
Il dritto raffigura un busto dell'imperatrice divinizzata rivolto verso destra con la legenda DIVA FAVSTINA PIA, che identifica Faustina come "divina" e sottolinea il suo soprannome Pia, utilizzato nel titolario ufficiale dell'imperatrice durante la sua vita e mantenuto anche nelle emissioni postume.
Il rovescio mostra la personificazione dell'Aeternitas seduta a sinistra, con una fenice in piedi su un globo e uno scettro, con la legenda AETERNITAS. Nell'iconografia romana la fenice simboleggiava la rinascita e l'immortalità e la sua collocazione sul globo sottolineava l'idea della durata eterna del globo. Il motivo dell'Aeternitas con la fenice compare nelle coniazioni postume dei membri della dinastia imperiale come riferimento visivo all'eternità dello status divino del defunto e alla permanenza della dinastia.
L'Impero romano
Faustina II la Giovane (147-176, figlia di Antonino Pio, moglie di Marco Aurelio), Sesterc 176-180, zecca di Roma
Dritto: busto dell'imperatrice rivolto verso destra
DIVA FAVSTINA PIA
Rovescio: Aeternitas seduta a sinistra, con fenice sul globo e scettro, in campo S-C
AETERNITAS
Diametro 31 mm, peso 25,29 g



