Questo dipinto presenta una composizione iconografica singolare e rara della Trinità Celeste con l’Immacolata Concezione inserita in un’atmosfera celeste estatica. Le figure sono immerse tra nuvole e angeli, caratterizzate da simbolismi tradizionali quali la luna ai piedi della Vergine e il serpente che simboleggia l’Immacolata Concezione. Sopra di lei, Gesù è inginocchiato su una nuvola e regge una corona di stelle, pronto a posarla sul suo capo, mentre la colomba dello Spirito Santo vola nelle vicinanze. Sullo sfondo, Dio Padre emerge dalla nebbia tenendo uno scettro di potere posizionato davanti al grande triangolo dell’Alfa e dell’Omega. L’opera mostra una solida cultura classicista tipica della Roma dei primi anni del XVIII secolo, che segue direttamente la grande tradizione di Carlo Maratta, il più influente pittore della città in quel periodo. L’esecuzione stilistica è caratterizzata da drappeggi gonfi e ricchi di volume, da nuvole scure sotto le figure e da un raffinato trattamento dei volti di Maria e Gesù, che si allineano perfettamente con la tarda maturità di Chiarì. I confronti tecnici con altre opere note, come la «Fuga in Egitto» e la «Sacra Famiglia», confermano l’attribuzione grazie alla resa specifica dei tratti anatomici e dalla resa fluida ma strutturata della luce celeste. Olio su tela, 73 x 89 cm