56,8 x 46,1 cm - carboncino, matita, carta beige
firmato in basso a sinistra a matita: Ignacy Witkiewicz
Sul retro, in basso a destra, marchio del produttore della carta Ingres;
sul cosiddetto «retro» due etichette della mostra (con numero di catalogo errato, dovrebbe essere: I 159; stampa, penna a sfera):
– Stanisław Ignacy Witkiewicz | (1885-1939) | Museo Nazionale di Varsavia | XII 1989 – II 1990 | n. di catalogo I 161;
– I. 161. EUGENIA DUNIN-BORKOWSKA, 1912 | con ombra | collez. priv. Varsavia.
All’opera è allegata una perizia della dott.ssa Anna Żakiewicz del settembre 2026.
Fin dalla prima giovinezza, Witkacy dimostrò un talento eccezionale per il ritratto: dipingeva se stesso e i propri familiari più stretti. Nel 1912 iniziò a realizzare anche ritratti di conoscenti stretti, ma i modelli principali dell’artista divennero i suoi amici: il famoso antropologo Bronisław Malinowski ed Eugenia Dunin-Borkowska. La figura di questa animatrice della vita mondana di Zakopane e aspirante attrice permeava profondamente la visione letteraria e artistica dell’autore: divenne il modello ispiratore della marchesa Marta de Monfort nel romanzo *622 cadute di Bunga, ovvero La donna demoniaca*, e negli anni successivi anche coautrice del dramma *Mister Price*.
L’entusiasmo creativo di Witkacy nel 1912, che sfociò in serie di ritratti a olio e disegni a carboncino, fu condizionato dall’esperienza della psicoanalisi che l’artista ed Eugenia seguirono presso il primo freudiano polacco, il dottor Karol de Beaurain, nella villa Oksza a Zakopane. L’analisi degli stati psichici profondi e le predisposizioni espressive della modella divennero la chiave delle loro sessioni comuni. Il volto straordinariamente espressivo di Eugenia, i suoi occhi blu intensi e il suo talento recitativo le permettevano di calarsi senza difficoltà nei ruoli creati da Witkacy. A seconda della visione dell’artista, si trasformava in una maestosa dominatrice, in un’elegante signora o in una donna piena di paura, stanchezza o perversa civetteria, incarnando la mutevolezza della natura umana.
Dei numerosi ritratti di Eugenia Dunin-Borkowska noti grazie alle riproduzioni fotografiche, oggi ne sono giunti fino a noi solo pochi. Ciascuno di essi costituisce una rarità da collezione, poiché non solo raffigura una persona interessante e importante nella vita dell’artista, ma documenta anche la sua produzione artistica del periodo giovanile, mostrando al contempo il processo di formazione di un talentuoso ritrattista che, nella sua vita successiva, realizzò spesso numerose varianti dell’immagine di una stessa persona, in particolare delle donne a lui care.
Secondo la perizia della dott.ssa Anna Żakiewicz
Provenienza: il ritratto proviene direttamente dalla collezione della famiglia della modella.
Il dipinto è stato esposto, citato e riprodotto, tra l’altro, in: – Wojciech Sztaba, Stanisław Witkiewicz. Dipinti e disegni perduti anteriori al 1914 secondo le fotografie originali della collezione di Konstanty Puzyna, Varsavia 1985, riproduzione a pag. 91;
– Stanisław Ignacy Witkiewicz 1885-1939. Catalogo delle opere pittoriche, a cura di Irena Jakimowicz in collaborazione con Anna Żakiewicz, Varsavia 1990, n. I 159.
Stanisław Ignacy Witkiewicz (Varsavia 1885 - Jeziory in Volinia 1939) studiò a casa sotto la guida del padre, Stanisław Witkiewicz. Nel 1903 conseguì la maturità a Leopoli. Nel 1904 iniziò a viaggiare, recandosi tra l’altro a Vienna, in Italia, a Monaco di Baviera, a Parigi e a Londra. Negli anni 1904-1910 studiò all’Accademia di Belle Arti di Cracovia sotto la guida del prof. Józef Mehoffer, con periodi di studio presso Władysław Ślewiński. Nel 1914 partì per l’Australia con la spedizione di Bronisław Malinowski, da lì si recò direttamente a San Pietroburgo, dove, dopo lo scoppio della Prima guerra mondiale, si arruolò nell’esercito russo. In Russia fu testimone della rivoluzione bolscevica.
Dopo il ritorno in patria nel 1918 entrò a far parte del gruppo dei «Formisti», con cui espose negli anni 1918-1922. Nella pittura di quel periodo si avvicinò maggiormente alla realizzazione della propria teoria della «Forma Pura», formulata durante la guerra (che si applicava anche al teatro). Insieme a Leon Chwistek fu il principale teorico del gruppo. Dopo il 1924 operò come «Firma Portretowa S. I. Witkiewicz», un’impresa individuale che realizzava ritratti su commissione. Allo stesso tempo continuò la sua attività letteraria (drammi, romanzi) e filosofica, ma soprattutto si dedicò all’«arte di vivere», che univa tutte le forme della sua attività e che fu apprezzata solo alla fine del XX secolo. Si tolse la vita all’inizio della seconda guerra mondiale, il giorno dopo l’aggressione sovietica alla Polonia.